Contributo di Lamberto Zanetti ai lavori della prima commissione del XXVIII Congresso nazionale di Latina del MFE

La risposta europea e mondiale alla sfida delle disuguaglianze e del cambiamento climatico. Contributo di Lamberto Zanetti ai lavori della prima commissione del XXVIII Congresso Nazionale del MFE di Latina (28-29-30 aprile 2017).

Oggi abbiamo raggiunto livelli di disuguaglianza che non erano mai stati raggiunti prima d’ora. L’1% della popolazione mondiale possiede più risorse del restante 99%.Potere e privilegi sono sempre più usati per condizionare il sistema economico e allargare sempre di più il divario fra i ricchi e i poveri. I paradisi fiscali poi fanno il resto , consentendo ai più ricchi di nascondere ricchezze per oltre 7.800 miliardi di dollari. Non si può pensare di vincere la sfida contro l’ingiustizia della povertà fino a quando non si sarà posto rimedio ad una disuguaglianza planetaria, mai vista prima d’ora.

La popolazione del pianeta ha superato i sette miliardi con un’accelerazione che è aumentata sempre di più negli ultimi anni e dove i cambiamenti climatici, le guerre , la miseria, la povertà, la fame , provocano migrazioni di massa a livelli mai conosciuti prima d’ora, soprattutto dai paesi del Medio Oriente , del Mediterraneo e dell’Africa sub-sahariana che negli anni è diventata drammaticamente esplosiva trasformando il Mediterraneo, in un vero e proprio cimitero d’Europa con oltre 5.000 morti. Giorno dopo giorno i flussi aumentano e non sono destinati a fermarsi . Ci sono milioni di profughi che non potranno restare a lungo in paesi devastati non solo dalle guerre, ma anche dal degrado ambientale provocato da un’estrazione incontrollata di risorse naturali o da disastri provocati dai cambiamenti climatici. Per raggiungere i paesi europei queste persone affrontano viaggi che li espongono a rischi mortali , e a costi enormi, sostenuti con i risparmi di una vita o di una intera famiglia allargata: denaro che spesso è il risparmio di una vita e che va ad alimentare le casse di scafisti criminali, di mafie di ogni genere, di bande armate o di feroci dittatori. Per il momento la risposta della fortezza Europa è quella di intercettarli prima che raggiungano la Libia e la Turchia per imbarcarsi, invece di attrezzarsi per affrontare gli sbarchi che in futuro saranno di milioni di persone, anziché le decine di migliaia che le nostre autorità giudicano già oggi insostenibili.

Occorre quindi accogliere i profughi in modo decente, in strutture e abitazioni salubri , mettendo a loro disposizione i mezzi e le risorse necessarie e indispensabili a una esistenza dignitosa e impegnandoli in attività lavorative, anzichè costruire prigioni e centri di detenzione e farli sorvegliare a vista da plotoni di guardie . Ci sono fra i profughi muratori, fabbri, falegnami, meccanici, elettricisti, agricoltori, ma anche maestri, contabili, informatici, ingegneri, medici , infermieri che potrebbero essere impegnati a sistemare case per loro stessi e in opere di pubblica utilità, possibilmente diffusi sul territorio per non gravare su singoli centri abitati e per facilitare rapporti di buon vicinato con gli abitanti locali. E’ ovvio che per fare questo occorre un piano e delle politiche di dimensione europea, promosso dalla Commissione europea, che programmi gli insediamenti su tutto il territorio europeo, li finanzi e gestisca con cura l’inserimento lavorativo dei profughi e dei richiedenti asilo. L’Europa ha bisogno di questi profughi e di questi migranti . Essi sono una risorsa per un continente che di qui al 2050 senza immigrazione avrà perso circa 100 milioni di abitanti , pari a un terzo della sua popolazione attuale , al ritmo di 3 milioni di abitanti all’anno. I 400 milioni di Europei restanti saranno sempre più vecchi e le persone in età lavorativa sempre meno. Il che significa un peso insopportabile per chi lavora e una drammatica stagnazione economica. Per colmare questo vuoto demografico l’Europa dovrebbe accogliere di qui al 2050 , almeno 3 milioni di immigrati all’anno: il triplo dei profughi che sono arrivati nel 2015. Potrebbe anche assorbirne sei milioni all’anno semplicemente cambiando le sue politiche economiche e sociali. Per raggiungere questo obiettivo l’accoglienza deve essere europea, regolamentata e non lasciata al “laisser faire “ , che alimenta scontenti, paure e agevola le mafie . In conclusione non c’è alternativa a una prospettiva di rifondazione radicale dell’Europa che includa milioni di profughi. Cambiare rotta all’Europa significa scegliere questa alternativa senza la quale l’intero edificio della pax europea disegnata a Ventotene rischia di essere travolto. Ed è anche l’unica alternativa al processo in atto di disgregazione dell’Unione Europea.

Inoltre la tecnologia di internet e la globalizzazione finanziaria stanno concentrando la ricchezza nelle mani di pochi soggetti, aumentando ogni giorno sempre di più queste enormi disuguaglianze planetarie. A tutto ciò aggiungiamo poi la robotica applicata a tutti i campi della conoscenza , che senza dubbio comporta progressi e miglioramenti nella vita umana, ma anche la sostituzione dell’uomo in moltissime attività lavorative e intellettive, senza miglioramenti però nella qualità della vita nel senso di “ lavorare tutti, lavorare meno,” di avere più tempo libero a disposizione per poterlo dedicare alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà fondato sul buon vivere , cioè su una vita in armonia con la natura ( che oggi è tra i principi fondanti delle Costituzioni della Bolivia e dell’Ecuador) rispettandola come fosse un essere umano in quanto la “ Madre Terra” è un essere vivente e come tale va rispettata. In caso contrario essa si vendicherà condannando severamente chi l’ha offesa e la sta tuttora offendendo. C’è tutta una saggezza indigena che si perde nella notte dei tempi di amore per la Madre Terra , per l’acqua per la vita di ogni essere vivente amante del “Buen vivir “, di un’umanità che deve essere rispettosa della terra, capace di vivere con sobrietà, perché la cosa importante è che gli altri abbiano quello che hai tu. Ma questa equità, questa giustizia sociale sono indubbiamente pericolosi per un mondo dominato dal capitalismo finanziario neoliberista , anche se ormai finito e fallito.

Lo strapotere delle multinazionali soprattutto finanziarie e bancarie dopo la crisi dei mutui subprime del 2007 e la successiva crisi delle banche del 2008 con il fallimento della Lehman Brothers, ha portato l’intero sistema finanziario sull’orlo del collasso, con la conseguenza che una gigantesca massa di denaro è passata dal sistema pubblico alla finanza privata e impedisce di affrontare efficacemente i problemi globali tra i quali anche il mutamento del clima.

Purtroppo la crisi finanziaria nata negli Stati Uniti con la bolla dei mutui subprime e la conseguente recessione che si sono abbattute sull’Europa hanno fatto saltare i conti pubblici. La finanza ha fatto propria l’ideologia neoliberista chiedendo un progressivo e sempre più spinto ritiro dello Stato. La regola era che i mercati possono e devono regolarsi da soli, cioè autoregolarsi e ogni ingerenza pubblica era vista come un’inefficienza. Tutto questo fino al momento in cui l’intero sistema non si è ritrovato sull’orlo del baratro.

Successivamente è stato necessario l’intervento del pubblico con una iniezione di migliaia di miliardi di dollari per cercare di salvare dalla catastrofe il sistema bancario mondiale . Abbiamo avuto quindi profitti privati e socializzazione delle perdite. In questo quadro le responsabilità della classe politica sono state enormi. E’ stato firmato un assegno in bianco da migliaia di miliardi di dollari alle banche e al sistema finanziario, senza chiedere nulla in cambio in termini di regole, controlli e cambio di comportamento. Ed è purtroppo in seguito alla crisi che oggi vengono ulteriormente rilanciate ed esasperate le politiche di privatizzazione e di liberalizzazione. Lo Stato gravato di debiti , non ha più le risorse per assicurare i servizi essenziali ai propri cittadini che vengono per tale motivo affidati alla libera concorrenza, cioè al mercato.

La crisi viene usata come grimaldello per dare una ulteriore spinta alle dottrine neoliberiste e alla completa finanziarizzazione e privatizzazione della vita umana. Lottare per la democrazia planetaria significa governare questo processo di globalizzazione dell’economia e della finanza. La politica deve regolare il mondo della finanza e non il contrario, attraverso la democratizzazione delle istituzioni economiche e finanziarie internazionali, la lotta ai paradisi fiscali e il controllo dei flussi di capitale, interventi essenziali per riportare una finanza fuori controllo a operare nell’interesse dei cittadini. Altrettanto importante è la creazione di un nuovo Sistema Monetario Mondiale (SMM) che possa sostituirsi al dollaro per gli scambi internazionali e per la quotazione delle merci a partire dal petrolio. I Federalisti sostengono da tempo la creazione di un paniere di valute comprendente dollaro, euro, renminbi, Yen, ed altre valute che possa essere utilizzato come moneta di riserva internazionale in sostituzione del dollaro, utilizzando i diritti speciali di prelievo. Occorre una tassa mondiale sulle transazioni finanziarie , una TTF che colpirebbe le cosiddette operazioni gestite direttamente dai computer, spesso addirittura automaticamente. Sono stati spese diverse centinaia di milioni di dollari per realizzare un cavo sottomarino che unisce la City di Londra con la borsa di New York solo per guadagnare alcuni millesimi di secondo nella velocità con cui speculare. La TTF rappresenta quindi uno strumento di straordinaria efficacia per frenare la speculazione senza colpire i cittadini. La dimensione delle transazioni finanziarie è tale che basterebbe un’imposta dello 0,05 % per permettere di generare un gettito di 200 miliardi di euro nella sola Europa da destinare alle spese sociali, alla tutela dei beni pubblici globali e agli investimenti per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione.

Per quanto riguarda l’Europa occorre un Piano europeo straordinario per lo sviluppo sostenibile e per la piena occupazione che deve garantire un reddito minimo a chi non è in condizioni di lavorare. Per tutti gli altri ( disoccupati,precari, ecc.) il reddito minimo deve essere legato a un lavoro. L’organismo che dovrebbe far fronte a questa necessità può essere una Agenzia europea del lavoro a cui affidare la gestione di un vero e proprio “ esercito del lavoro “ con relativa “leva del lavoro “ riprendendo un tema ampiamente sviluppato nei lavori di Ernesto Rossi ed Altiero Spinelli.

Il New Deal europeo, dopo anni di politiche di austerità, deve con la creazione di nuovi posti di lavoro destinare i propri sforzi al finanziamento di investimenti infrastrutturali per ricerca e sviluppo, per la formazione di capitale umano e per la produzione di beni collettivi, di beni pubblici, per la tutela e valorizzazione dell’ambiente , dell’agricoltura, del territorio, dei beni culturali , e sociali, della scuola della cultura, , dell’Università, della sanità, dei servizi alla persona, ai bambini, ai giovani, agli anziani alle famiglie e per la diffusione del benessere e del buon vivere (favorendo il trasferimento dei capitali più che delle persone fra il nord e il sud dell’Europa e del Mondo), nell’ambito di una pianificazione democratica che realizzi una totale conversione ecologica dell’economia e della società. Occorre quindi un fondo europeo per lo sviluppo sostenibile e per la piena occupazione che come propone la CES dovrebbe essere fatto di investimenti pari al 2% del PIL europeo in 10 anni. Una TTF europea( tassa sulle transazioni finanziarie ) e una Carbon Tax europea ( tassa sulle emissioni di carbonio) potrebbero garantire l’emissione di euro-project bonds , coinvolgendo la BEI nella ricerca e gestione di interventi di investimento , trovando risorse finanziarie anche nel settore privato. Questi titoli possono essere acquistati dalla BCE nell’ambito del quantitative easing. La DGB propone “un piano Marshall “ per l’Europa da 400 miliardi di euro all’anno 4.000 in dieci anni , suddivisi in 160 miliardi di investimenti diretti e in 100 miliardi di finanziamenti a basso tasso alle imprese, che a loro volta attiverebbero nuovi investimenti privati. In questo quadro è anche auspicabile una riforma dello statuto della BCE, la quale oltre a garantire e a mantenere ad un livello accettabile l’inflazione dovrebbe anche garantire la piena occupazione in Europa.

E’ quindi ovvio che in assenza di proposte sovranazionali per una equa distribuzione delle risorse, per uno sviluppo sostenibile , per la difesa dei diritti , della democrazia e per una giustizia sociale e ambientale senza confini, finiscano per acquisire consensi uomini politici che hanno come obiettivi fondamentali la chiusura agli stranieri, la costruzione di muri, la difesa delle sovranità nazionali, il razzismo. La xenofobia, l’intolleranza e che le propongano come soluzioni a problemi globali , che solo invece una democrazia planetaria potrebbe offrire al “Popolo Mondo “, offrendo un’alternativa politica , economica e sociale che solo i Federalisti possono diffondere fra i cittadini del Mondo che credono nella Pace, nella democrazia , nella giustizia sociale , nella libertà , in un Pianeta che non deve avere nè muri , né confini dove dal Quartiere al Mondo sia finalmente realizzato il Cosmopolitismo Kantiano con il Federalismo “ glocale” in grado di poter dare risposte ai piccoli problemi locali e alle grandi sfide globali. Tutto ciò ovviamente si realizza con il federalismo a tutti i livelli attraverso i sei livelli di governo e di cittadinanza ( un sistema di governi indipendenti e coordinati fra di loro e regolati dal principio di sussidiarietà, per cui le decisioni si prendono nel livello di governo , dove è più logico, più giusto, più necessario, più conveniente prenderle) e con il bicameralismo a tutti i livelli, con il senato dei quartieri nel comune, il senato dei comuni nelle regione , il senato delle regioni nello Stato, il senato degli Stati nel continente , il senato dei continenti nel Mondo. Pertanto occorre la democratizzazione delle Nazioni Unite con un Governo mondiale responsabile innanzi ad un Parlamento Mondiale e la democratizzazione anche di tutti i poteri che vengono esercitati a livello planetario a cominciare dalle organizzazioni economiche internazionali ( Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, Fondo Monetario Internazionale ecc..) e dei vari G8, G10 , G20, che decidono sul destino di tutti , anche di chi non ha chiesto e non desidera affatto di essere da loro rappresentato. L’Unione europea, essendo il luogo più avanzato nel processo di democrazia internazionale, può e deve diventare l’esempio per tutte le altre realtà continentali come l’Unione Africana e le altre organizzazioni sub-regionali come l’Unione Sud-Americana, il Nafta , l’Asean, la Saarc ecc.

Le potenzialità del Federalismo quindi sono e restano potenzialità mondiali. Così come sentiamo forte anche emotivamente e psicologicamente l’esigenza di avere governi autonomi e indipendenti coordinati fra di loro e regolati dal principio di sussidiarietà nelle nostre comunità locali , così sentiamo altrettanto forte l’esigenza di avere un governo del Mondo, che sembra un’ipotesi lontana e invece è un’alternativa reale all’ordine del giorno della storia e della politica.

O noi ci avviamo verso un governo democratico del mondo, o l’umanità rischia veramente di soccombere all’olocausto nucleare o ambientale.

 

A questo proposito occorre sottolineare come il XXVIII Congresso nazionale del MFE si celebra a distanza di una settimana dalla giornata mondiale della terra di sabato 22 aprile 2017 e a sei mesi di distanza dalla comunicazione fatta dalla World Meteorological Organization (WMO) Lunedì 24 ottobre 2016 in cui è stata data la notizia che le concentrazioni di anidride carbonica (CO2) hanno superato la soglia di 400 parti per milione per l’intero anno 2016 e che sono le più alte da circa un milione di anni , producendo un aumento della temperatura globale del Pianeta che si avvicina sempre di più ai due gradi centigradi (1,87) rispetto all’era preindustriale. E’ la conferma di ciò che la Comunità scientifica mondiale sostiene da anni e cioè che ci stiamo avvicinando sempre di più al punto di non ritorno per il clima e per la vita di tutte le creature e gli organismi viventi sul Pianeta Terra.

Le previsioni degli scienziati che prevedevano negli anni 2015 e 2016 , senza interventi immediati, incisivi e consistenti per la riduzione a livello planetario delle emissioni di CO2 ,che le concentrazioni non solo non sarebbero diminuite ma aumentate, si sono purtroppo rivelate fondate.

La comunità scientifica mondiale da anni lancia l’allarme sull’aumento costante dei disastri meteorologici e climatici, causati dalle attività umane. Sono infatti sempre più numerosi i casi di siccità e di inondazioni ; i ghiacciai si sciolgono molto rapidamente causando l’innalzamento del livello dei mari e il dissesto idrogeologico; gli inquinamenti chimici provocano l’acidificazione degli oceani ; le zone forestali in particolare quelle tropicali si riducono; si modificano i cicli biochimici dell’azoto e del fosforo, l’insicurezza della produzione alimentare e dell’accesso al cibo avanza sempre di più ogni anno, la biodiversità si riduce con molte specie viventi in via di estinzione ( l’IPCC nel rapporto Climate Change 2017 parla di una riduzione del 20/30 per cento) e di conseguenza il fenomeno delle migrazioni ambientali assume risvolti via via più drammatici. Eppure è evidente che nonostante la gravità della situazione, non si è ancora sviluppata, soprattutto da parte dei governi nazionali , una reale presa di coscienza sui rischi che corriamo.

Occorre , quindi, tutto il nostro impegno e dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per poter contenere l’aumento delle temperature sotto i due gradi centigradi.

L’accordo raggiunto alla Cop 21 di Parigi e le tergiversazioni e i rinvii della Cop 22 di Marrakech sono del tutto insufficienti a ridurre le emissioni di CO2. Lottare per la democrazia planetaria significa fermare la febbre del Pianeta riducendo le emissioni di CO2 a partire dalla COP 23 che si terrà a Bonn in Germania dal 6 al 17 novembre 2017, affidando la stabilizzazione del clima ad istituzioni internazionali adeguate al carattere globale della sfida climatica che non può essere affrontata unilateralmente da nessun Stato del Mondo . E’ infatti necessario che i principali Stati inquinatori (USA, Unione Europea,Cina, India, Russia, Brasile, Messico,Giappone , Sud Africa ) affrontino insieme la sfida climatica, partendo da un primo accordo di principio, da adottarsi a Bonn, finalizzato a costituire la premessa di un atto di grande rilievo politico di risonanza mondiale e cioè : “ Un Piano mondiale per l’Ambiente “ che preveda l’assunzione di impegni vincolanti da parte degli Stati e la costituzione di un’Organizzazione Mondiale per l’Ambiente (OMA) , dotata di reali poteri, gestita da un’Alta Autorità indipendente e che disponga di adeguate risorse finanziarie proprie. Detta Organizzazione Mondiale potrà costituire lo strumento per gestire insieme le emergenze ambientali globali, per incoraggiare i paesi invia di sviluppo a condividere la diminuzione di emissioni di carbonio (CO2) e i paesi sviluppati ad aiutarli fornendo loro una considerevole quota di sostegno finanziario e tecnologico.

Il modello istituzionale proposto è quello della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) nel processo di unificazione europea. I mezzi finanziari dell’OMA devono derivare da entrate automatiche, con l’istituzione di una Carbon Tax Mondiale, concepita come addizionale delle accise nazionali sul consumo di carburanti fossili.

Per quanto riguarda l’Europa i cittadini europei devono chiedere un ruolo d’iniziativa e di avanguardia che l’Unione Europea deve assumere nella riconversione ecologica dell’economia e della società riprendendo l’idea di Spinelli di un Piano Marshall europeo per il sud del Mondo e il completamento dell’Unione Federale con la creazione di un Governo democratico europeo responsabile innanzi al Parlamento europeo, capace di parlare con una sola voce al fine di consentire all’Unione Europea di svolgere tale ruolo con efficacia.

 

 

 

 

 

Lamberto Zanetti

Lamberto Zanetti

Pres. Istituto Baccarini